inganni

Tutti noi in tavola vorremmo trovare ogni giorno prodotti di alta qualità evitando inganni.

Ma come riconoscere gli inganni? Negli ultimi anni si parla tanto di frodi e inganni e la percentuale più consistente riguarda proprio il settore agroalimentare. L’olio tunisino viene spacciato per extravergine di oliva siciliano o pugliese e lo stesso accede per le nostre arance. Per non parlare delle etichette più pregiate di formaggi e vini italiani falsificate sui mercati esteri con un marchio DOP o IGP svuotato della sua importanza commerciale. Queste notizie sono ormai tristemente note e all’ordine del giorno e il solo pensiero del vino al metanolo, del mascarpone al botulino o delle mozzarelle blu ci fa ancora rabbrividire.

Ma cosa fare per non farsi fregare? Leggere l’etichetta ed essere sempre informati sulle novità del settore food è un buon inizio. Le frodi principali riguardano soprattutto prodotti tipici, carni, pesce  e vino. Proprio a proposito della carne, gli inganni riguardano la tipologia dell’animale dalla quale proviene e la freschezza: basta infatti aggiungere nitrati e solfiti per ridare colore a una carne che è conservata nel banco frigo già da un po’. Non acquistatela se vedete delle parti scure o verdastre e preferite sempre le filiere corte: è preferibile infatti che l’allevamento e il luogo di macellazione siano a due passi dal vostro macellaio di fiducia.

Una sorte simile tocca ai filetti di pesce, la cui provenienza è più difficile da stabilire: il merluzzo (il filetto naturalmente) è spacciato e commercializzato per dentice, il pesce ghiaccio cinese venduto a peso d’oro al posto del bianchetto. Come riconoscere il pesce fresco? Ovviamente dall’occhio che deve essere vivido e gonfio, dalla pelle che deve mantenere la lucidità naturale e un intenso profumo di mare. Anche qui occhio alle etichette che dovrebbero riportare l’indicazione del metodo di produzione (pesce pescato o da allevamento) e di un’eventuale surgelazione a bordo.

Altro aspetto da tenere in considerazione è il prezzo: mettiamoci ben in testa che la qualità si paga e non facciamoci illudere da promozioni e offerte che svendono i prodotti agroalimentari italiani oltre i limiti dell’immaginabile.

Terzo consiglio: comprate solo dai vostri rivenditori di fiducia. Il cibo, in fin dei conti, non è solo un bene materiale, ma indica lo stato di salute e quello sociale di una società.